Diffidate della verità
“Diffidate di tutti coloro
che si fanno avanti
per parlarvi della Verità”
Queste le parole del più grande pensatore italiano vivente: Emanuele Severino.
E allora vi parlerò della Bufala.
“Diffidate di tutti coloro
che si fanno avanti
per parlarvi della Verità”
Queste le parole del più grande pensatore italiano vivente: Emanuele Severino.
E allora vi parlerò della Bufala.

Il Governo ha ottenuto la fiducia alla Camera sul Ddl intercettazioni che, tra le altre amenità, infligge gravi limitazioni alla libertà e al diritto d’informazione. Come hanno già fatto altri blog o siti internet ci tengo anch’io a smentire l’applicazione del tanto criticato emendamento al ddl sicurezza, votato dal Senato il 2 febbraio 2009 su iniziativa del senatore Udc D’Alia. Il DDl è si stato approvato e trasformato in articolo di legge, ma successivamente cancellato alla Camera dei deputati. Nonostante il rientro di questo falso allarme girato in modo virale sulla rete non c’è nulla di cui essere allegri perché il Ddl intercettazioni contiene ugualmente un reale pericolo per l’informazione (sia stampata che online) cosa che ha fatto insorgere, oltre alla Magistratura, anche la Federazione nazionale della stampa italiana e tutte le altre sigle sindacali del giornalismo. Il testo contiene infatti delle limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca e delle sanzioni spropositate a carico di giornalisti ed editori.
Dal Il Sole 24 Ore
Carcere per i giornalisti (articolo 1, comma 26). Da 6 mesi fino a 3 anni per chi pubblica intercettazioni vietate dalla legge. Rischia lo stesso la galera chi, mediante modalità o attività illecita, prende diretta cognizione di atti del procedimento penale coperti da segreto, e, pure, se si rivelano indebitamente notizie inerenti ad atti o a documentazione del procedimento penale coperti dal segreto, dei quali è venuto a conoscenza in ragione del proprio ufficio o servizio svolti in un procedimento penale, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza. Se il fatto è commesso per colpa, la pena è della reclusione fino a un anno. Mentre le pene sono aumentate se il fatto concerne comunicazioni di servizio degli 007. Ammenda, invece, da 500 a 1032 euro per pubblici ufficiali e magistrati che omettono di esercitare il controllo necessario a impedire la indebita cognizione di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche, di altre forme di telecomunicazione, di immagini mediante riprese visive e della documentazione del traffico della conversazione o comunicazione stessa.
Per chi lavora con il web la situazione non è certo migliore, visto che il maxi-emendamento introduce nel nostro Ordinamento l’obbligo di rettifica entro 48 ore a pena di una sanzione pecuniaria tra i 15 ed i 25 milioni di vecchie lire per tutti i titolari di “siti informatici”. In pratica si applica l’obbligo di rettifica attualmente previsto solo per coloro che operano in maniera professionale con l’informazione attraverso i media tradizionale anche a chi opera sul web, quindi anche i blog.
Il diritto di rettifica, stabilito dalla legge sulla stampa del 1948 all’art. 8, è uno strumento importante e fondamentale del cittadino per difendersi da diffamazioni diffusioni di notizie false ma allargarlo anche ai ‘siti informatici’ senza una distinzione tra quelli professioni e quelli dilettantistici e amatoriali può creare seri problemi.
Se questo non bastasse la norma sulle rettifiche prevede che queste dovranno essere pubblicate senza commento, nella loro interezza, anche sui siti internet.
Questa è la situazione che si prospetta per l’informazione in Italia…
All’ultimo Internet Governance Forum tenutosi a Rio de Janerio l’attenzione è stata posta sulla necessità di un Internet Bill of Rights, una carta dei diritti della rete. Le parole del sottosegretario Beatrice Magnolfi, alla vigilia del forum, riassumono perfettamente l’attuale situazione e a cosa deve ambire una carta dei diritti del web: “il tumultuoso sviluppo di Internet sta investendo tutti i diritti umani, dimostrando da un lato la fragilità delle misure sinora poste a loro protezione e dall’altro, straordinarie potenzialità di nuove affermazioni degli stessi diritti, in grado di rafforzare la democrazia. La Carta dei diritti della Rete vuole essere proprio lo strumento, internazionale e multistakeholder, mediante il quale raccogliere queste potenzialità e tradurle nella definizione delle nuove generazioni di diritti. Siamo certi che Rio de Janeiro sarà una tappa decisiva in questo cammino”. Dal nostro paese, negli ultimi anni, è partito un movimento che ha coinvolto molti settori di diversa estrazione, conscio della necessità di uno strumento garante delle libertà e dei diritti di chi attraversa il mondo della Rete, come aspira ad essere, appunto, l’Internet Bill of Rights.
Nel corso di quest’anno si è verificato un forte attivismo in questo senso anche da parte del mondo economico. In primis la proposta di Google di istituire presso l’Onu una Global Privacy Counsel che dovrebbe dare maggiori garanzie in materia di dati personali, poi la presentazione da parte di Microsoft (a luglio) dei suoi Privacy Principles e l’iniziativa congiunta di Microsoft, Google, Yahoo! e Vodafone di pubblicare entro la fine del 2008 una carta per la tutela della libertà di espressione su Internet. Queste iniziative sono da prendere in considerazione, ma allo stesso tempo vanno guardate con sospetto e devo essere scavalcate da un’iniziativa di stampo popolare, come auspica il professor Stefano Rodotà sulle pagine di Repubblica. Gli impulsi sorti da queste proposte provengono, infatti, dall’alto, da soggetti privati e vale a dire da entità che proporranno solo garanzie e diritti in linea con i loro interessi. Secondo Rodotà, e anche secondo la sottoscritta, è necessario che sia una pluralità di attori, a livelli diversi, a mettere a punto regole comuni per arrivare ad una piattaforma di diritti fondamentali.